Un poliziotto a Palermo

Di Giulia Campari e Sabrina Guasti

Giorgio Boris Giuliano nasce a Piazza Armerina il 22 ottobre 1930 da un’umile famiglia siciliana, intraprende la carriera universitaria in Giurisprudenza laureandosi nel 1956. Nei primi anni ’60 vince il concorso diventando commissario di polizia, le sue indagini sono rivolte a vicende importanti di quel periodo come la scomparsa del giornalista De Mauro, il quale stava indagando sul caso Mattei.

E’ il 1976 quando viene promosso dirigente della Squadra Mobile di Palermo, pone la lente di ingrandimento sulla cosca dei Corleonesi, clan protagonista nella “seconda guerra di mafia” iniziata nel 1981 con l’uccisione del boss Stefano Bontade. Contemporaneamente l’investigatore si interessa al traffico internazionale di droga gestito dalla mafia; aveva infatti capito che proprio nella sua Sicilia l’oppio veniva trasformato in eroina prima di essere spedito negli Stati Uniti. Ne ebbe conferma quando all’aeroporto di New York vennero sequestrati dieci miliardi di lire di eroina proveniente da Palermo.

Nel 1979 nel capoluogo siciliano un blitz della Squadra Mobile porta al ritrovamento di un covo mafioso di armi e droga presumibilmente appartenenti a Leoluca Bagarella; queste operazioni permettono l’arresto di numerosi affiliati ai Corleonesi.

Come disse il figlio: “Giuliano aveva capito la mafia, ma la mafia aveva capito lui”.

È il 21 luglio del 1979 quando l’inquirente colpito alle spalle da sette colpi di Beretta muore; ad ucciderlo lo stesso Leoluca Bagarella. Nel corso del maxi processo il giudice Paolo Borsellino accusa lo Stato per il mancato sostegno durante l’opera investigativa di Giuliano, il quale si trovò isolato, ma imperterrito continuò la sua battaglia.

Nel 1995 Bagarella viene condannato all’ergastolo come esecutore materiale dell’assassinio insieme a Totò Riina, Bernardo Provenzano, Michele Greco, Francesco Madonia, Giuseppe Calò, Bernardo Brisca, Nenè Geraci e Francesco Spadaro.

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