Ultime notizie dalla mafia

Di Sabrina Guasti e Giulia Campari

A proposito di mafia nella giornata di ieri sono stati resi noti alcuni risvolti riguardanti l’Operazione freezer, la storia del boss Vitale pentito per amore e le novità dell’Operazione Provvidenza 2.

 

È notizia di ieri quella dei sei arresti di Alcamo che vedono protagonisti i fedelissimi del superlatitante Matteo Messina Denaro. A finire in manette Ignazio Melodia “u dutturi”, boss della mafia alcamese, rimasto in carcere dal 2002 al 2012; una volta liberato è tornato subito attivo all’interno della cosca. Oltre a lui anche Salvatore Giacamone, Antonino Stella, Filippo Cracchiolo, Giuseppe di Giovanni e Vito Turricciano. L’inchiesta, già avviata nel 2012, torna a far parlare di sé in seguito ad alcune denunce di imprenditori locali rimasti vittime di estorsioni. A coordinare le indagini è stata la Direzione distrettuale antimafia di Palermo e l’esecuzione è stata affidata alla Squadra mobile di Trapani.
I summit della cosca di Alcamo, della durata al massimo una decina di minuti, si svolgevano all’interno di una cella frigorifera, luogo da loro ritenuto al sicuro da occhi e orecchie indiscrete.

 

Giovanni Vitale, boss del clan di Resuttana, è stato arrestato il 24 gennaio scorso dopo due mesi di latitanza. Era stato condannato a otto anni e quattro mesi durante il processo Apocalisse, svolto in rito abbreviato; ma a “u panda”, così era soprannominato, è bastato appena un mese di reclusione per arrivare al pentimento. Ha infatti deciso di collaborare con i pm fornendo informazioni sul racket delle estorsioni in città. “Mi sono stancato di fare il mafioso, voglio cambiare vita” così ha detto Vitale durante la confessione, spinto dal desiderio di tornare al più presto tra le braccia della moglie da cui non riesce a stare lontano.

 

L’operazione “Provvidenza 2“, nata a seguito dell’esecuzione di un provvedimento di fermo nei confronti di 33 affiliati alla cosca Piromalli, ha recentemente portato all’arresto di 12 persone per associazione di tipo mafioso, concorso esterno in associazione mafiosa, intestazione fittizia di beni, truffa ed altri reati aggravati dalle finalità mafiose. Al centro dell’inchiesta c’è il noto consorzio COPAM di Varapodio, costituito da oltre 40 aziende e cooperative agricole siciliane e calabresi, che veniva utilizzato per esportare negli Stati Uniti olio di sansa che oltre oceano veniva rietichettato diventando olio extravergine di oliva. Tra le ordinanze di custodia cautelare c’è quella di Rocco Scarpari, dipendente dell’azienda, che collaborava rendendo possibile l’infiltrazione della ‘ndrina di Gioia Tauro negli affari.
Il blitz della Procura distrettuale antimafia definisce il boss Antonio Piromalli il vero padrone della COPAM che però, aggiunge, non agiva da solo. Dal carcere de L’Aquila in cui era detenuto dal 1999, infatti, il padre Giuseppe Piromalli detto “facciazza”, gli impartiva direttive continuando di fatto a dirigere le attività della cosca.

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