Ultime notizie di mafia e antimafia

Di Sara Ghinelli e Elisa Menko

L’ultima settimana è stata ricca di avvenimenti che hanno colpito ambienti mafiosi: dal Veneto, con l’operazione antimafia in Valpolicella, alla Calabria, maxioperazione Cumbertazione.
Ma la mafia non stupisce solo in modo negativo, infatti è di pochi giorni fa la richiesta da parte di un boss di allontanare il figlio dal proprio nucleo familiare.

La mafia si fa strada in Valpolicella

L’operazione antimafia avvenuta in Valpolicella ha portato all’arresto di 3 imprenditori calabresi da anni residenti a Verona che facevano da prestanome a cosche calabresi. I reati a loro carico sono quelli di associazione di stampo mafioso, estorsione, rapina, usura e frode. Sono state effettuate anche 14 perquisizioni attraverso le quali è stato rinvenuto materiale contabile ed extra contabile utile all’investigazione.
Complessivamente sono 36 gli indagati tra cui personaggi affiliati alle cosche crotonesi Grande Aracri e Dragone, e vari soggetti collegati alla ‘ndrangheta, operanti nel settore edile.

Appalti in cambio di Rolex e vacanze.


Nuovo colpo al clan Piromalli grazie alla maxioperazione “Cumbertazione”.
Sotto sequestro sono finite 38 imprese, del valore di 200 milioni di euro, considerate dagli inquirenti espressione del cartello di Gioia Tauro per accaparrarsi i più importanti appalti tra la provincia di Reggio e quella di Cosenza, anche grazie ai loro legami con i Bagalà. Un risultato reso possibile dalle regolari soffiate dei funzionari, come da consolidati accordi di spartizione con gli altri clan.
Per ogni lavoro messo a gara, le 60 imprese del cartello presentavano offerte già in precedenza concordate in modo da far aggiudicare i lavori a una di quelle del gruppo. Senza contare l’appoggio sui potenti alleati tra cui l’ingegnere Pasquale Nicoletta, la sorella Angela dirigente dei Lavori Pubblici del Comune di Gioia Tauro ed il funzionario dell’Anas Giovanni Fiordaliso.
Le indagini hanno portato alla scoperta di almeno 27 gare di appalti “truccate” e complessivamente a 25 misure cautelari con l’accusa di associazione mafiosa, frode in pubbliche forniture, corruzione e falso ideologico.

Offriamo loro una vita migliore

Quattro anni fa partiva il progetto di Roberto Di Bella, presidente del tribunale dei minori di Reggio Calabria, finalizzato a sottrarre i figli dei boss a contesti mafiosi. Progetto che non solo ha attirato l’attenzione mondiale ma sta riscuotendo notevole successo al punto che perfino un boss si è rivolto al magistrato per salvare suo figlio. Il boss in questione è stato condannato all’ergastolo e probabilmente non riabbraccerà mai più il figlio ormai 12enne. Queste sono le speranze che ha per la vita di suo figlio: “Scrivo da padre, un padre che soffre per il proprio figlio, per tutta la situazione familiare. Sono d’accordo con Lei, solo allontanandolo da questo ambiente il mio bambino avrà un futuro migliore. Se avessi avuto io le stesse possibilità forse non sarei dove sono ora. Decida Lei e stia tranquillo che, visto il mio passato e presente, non farei mai qualcosa che possa influire o danneggiare la vita di mio figlio. Io voglio soltanto il suo bene e mi impegnerò con tutte le mie forze a rispettare le prescrizioni che mi impartirà per il futuro”.
Questo è l’appello di un padre ma anche i figli di ‘ndranghetisti sottoposti a questo progetto oggi ringraziano il magistrato per aver offerto loro una vita migliore, lontano da quel mondo corrotto.
Come esempio abbiamo la lettera di Maria, un’adolescente di 14 anni con entrambi i genitori in carcere: “Gentile presidente, dove sono ora ho iniziato un’altra vita, sono rinata. Sono molto affezionata alla famiglia cui voi mi avete affidata. Mi vogliono bene e mi danno tutto l’affetto possibile. Mi piace studiare. A scuola mi trovo bene e anche con le mie nuove amiche. Non voglio più tornare in Calabria. All’inizio è stata dura ma ora sono felice. Grazie”.
Per tanti che apprezzano questo progetto, altrettanti si oppongono come un anonimo che ha scritto a Di Bella:“Tutti hanno figli. Ho passato tutta la vita in carcere e non ho nulla da perdere. Chi vuole intendere, intenda”.

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