Intervista al referente di Libera Parma Carlo Cantini

Di Giulia Campari e Sabrina Guasti

Noi ragazze di LiberaLente abbiamo avuto l’occasione di conoscere ed intervistare il riferente di Libera Parma Carlo Cantini, che dal 2014 si occupa della gestione delle attività e dei volontari dell’associazione antimafia in città.
Cosa vuol dire far parte di Libera?
Mi viene spontaneo dire che significa impegnarsi e lavorare molto. Ad esempio, sul processo Aemilia abbiamo scoperto che in molti non ne sapevano niente o facevano finta di non sapere. Non solo tra i ragazzi ma anche tra gli adulti non c’è assolutamente la percezione che ci sia stato un radicamento così profondo all’interno della nostra comunità di una ‘ndrina di ‘ndrangheta.
Perchè manca la percezione?
Come sottolineano in molti, sono fenomeni che non sono nati sul nostro territorio ma che sono trasmigrati da altri. Mancano i cosiddetti anticorpi nel riconoscere questa realtà che qui da noi non si manifesta con atti eclatanti ma con altre modalità, attraverso il mondo dell’economia essendo la nostra una regione molto ricca.
In che modo la mafia inquina la nostra società?
La mafia getta i tentacoli sull’organizzazione della nostra comunità dal punto di vista politico, amministrativo ed economico. È in grado di unire la criminalità ad esponenti della vita “legale”, la cosiddetta “zona grigia”, che porta avanti le proprie attività attraverso privilegi concessi da una collusione.
Come si è avvicinato a Libera?
Quando Libera è arrivata a Parma, un insegnante, diventato poi uno stimato amico, mi ha avvicinato ad uno spettacolo teatrale che trattava di mafia incoraggiandomi (quasi obbligandomi) ad entrare a far parte dell’associazione.
In passato ha denunciato il mancato appoggio delle istituzioni locali: ad oggi sono attive forme di collaborazione?
Mi piacerebbe dire semplicemente no. Non c’è stata alcuna reazione, se ne sono bellamente fregate. Non si sono neanche poste la domanda “che cosa possiamo fare?”. Riconosco che la Gazzetta di Parma ha svolto un minimo lavoro di informazione, non pungolando però a sufficienza la società. Questo viene permesso dalla sordina che Confindustria, uno dei poteri forti, impone sulla diffusione delle notizie.
La politica se n’è interessata ancora meno. Non ha mandato segnali a chi vive di segnali.
Il suo mandato scadrà quest’estate: ha intenzione di ricandidarsi?
Di certo è un ruolo impegnativo, occuparsene seriamente e in modo approfondito dicendo le cose che vanno dette è molto faticoso. Non voglio sbilanciarmi.
Si fiderebbe a lasciare l’incarico ad altri?
Certamente! Il coordinamento di Libera Parma è formato da persone straordinarie, sarebbe di certo in ottime mani.

Precedente Ultime notizie di mafia e antimafia Successivo Febbraio 1929, Chicago: strage di San Valentino