21 marzo: per non dimenticare le vittime innocenti della mafia

Di Sara Ghinelli e Elisa Menko

Il primo giorno di primavera, ogni anno in una diversa città, si commemorano le vittime della mafia. Organizzata dall’associazione Libera, la prima manifestazione si è svolta a Roma nel 1996 mentre quest’anno si terrà in Calabria, nella città di Locri.
Durante la cerimonia si leggono tutti i nomi delle vittime innocenti alla presenza dei loro familiari e dei partecipanti, che nell’ultimo anno sono arrivati ad essere oltre 15 mila. Questo, secondo Libera, è il motivo per cui si svolge ogni 21 marzo questa giornata: “Per ricordarci sempre che a quei nomi e alle loro famiglie dobbiamo la dignità dell’Italia intera.”
Qui di seguito vi racconteremo alcune storie riguardanti vittime innocenti di mafia.

SIMONETTA LAMBERTI

Aveva solo 11 anni quando è stata uccisa in un attentato di mafia che mirava ad assassinare suo padre, il noto magistrato Alfonso Lamberti.
Quel pomeriggio era di ritorno da una giornata al mare con suo papà quando da un auto che li affiancò partirono dei colpi che ferirono gravemente il magistrato. La figlia, invece, morì mentre dormiva appoggiata al finestrino dell’auto a causa di una pallottola che le colpì la testa.
In nome della piccola è stato eretto un monumento a Cava de Tirreni subito dopo l’incidente, porta il suo nome anche lo stadio della medesima cittadina ed una piazza in un paese in provincia di Benevento.

BARBARA RIZZO, GIUSEPPE E SALVATORE ASTA

   

Stavano andando a scuola come ogni mattina quando Barbara Rizzo e i suoi figli sono morti nell’attentato indirizzato al magistrato Carlo Palermo.
Erano le 8:35 quando l’auto del sostituto procuratore sorpassò l’autovettura della donna in prossimità dell’autobomba, che venne fatta esplodere con la convinzione che avrebbe colpito solo la vettura di Palermo, ma così non fu. Infatti l’auto di Barbara fece da scudo a quella del giudice provocando la morte di Barbara, Giuseppe e Salvatore, mentre Palermo subì solo poche lesioni.
Su questa vicenda la figlia della donna, Margherita Asta scampata per puro caso alla strage di Pizzolungo, ha scritto un libro: “Sola con te in un futuro Aprile”.
Nel luogo della strage è stata esposta una targa commemorativa ed “il parco della memoria e dell’impegno civile”, eretto nel 2016, è a loro dedicato.

LEA GAROFALO

Lea Garafalo aveva deciso di testimoniare e raccontare le faide tra la sua famiglia e quella dell’ex compagno. Nel 2002, insieme alla figlia Denise, venne inserita in un programma di protezione dal quale fu estromessa perché ritenuta una collaboratrice non attendibile. Nel dicembre del 2007, dopo aver fatto ricorso alle istituzioni, venne riammessa al programma al quale vi rinunciò nell’aprile del 2009 per riallacciare i rapporti con l’ex compagno Carlo Cosco.
Questa decisione però si rivelò fatale per la donna, che dopo un tentato rapimento scampato grazie alla figlia, venne uccisa dall’ex marito a Milano il 20 novembre 2009. Il marito con l’aiuto dei suoi collaboratori si disfece del cadavere bruciandolo nei pressi di Monza per tre giorni fino alla sua completa distruzione.
Sulla sua vita è stato scritto un libro Il coraggio di dire no. Lea Garofalo, la donna che sfidò la ‘ndrangheta, ma non solo. La Rai ha prodotto un film tv dal titolo “Lea” ed i Litfiba nel 2016 hanno pubblicato la canzone “Maria Coraggio” sempre a lei dedicata.

Queste le parole pronunciate da Don Ciotti in occasione della giornata della memoria delle vittime di mafia svoltasi a Messina: “Vogliamo sottolineare non solo simbolicamente che per contrastare le mafie e la corruzione occorre sì il grande impegno delle forze di polizia e di molti magistrati, ma prima ancora occorre diventare una comunità solidale e corresponsabile, che faccia del “noi” non solo una parola, ma un crocevia di bisogni, desideri e speranze… Pensiamo che il nostro Paese abbia bisogno di ponti che allarghino le coscienze e veicolino le speranze, non di certe grandi opere ma dell’opera quotidiana di cittadini responsabili, capaci di tradurre la domanda di cambiamento in forza di cambiamento”.

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